16/02/2010
Mi riconosco
Sono più di nove mesi che non scrivo qui.
Quasi mi vergogno di aver abbandonato questo luogo perchè con lui ho abbandonato anche una via di comunicazione, delle persone e un'abitudine.
Nostalgia. Ho provato nostalgia inserendo e-mail e password perchè ho ricordato quanto fosse meccanico quel gesto giusto qualche mese fa.
Mi sono riletta e ho riso. Sono anche arrossita. Incredula, davanti a ciò che ho prodotto. Forse farei meglio a non rileggermi così come non mi riguardo dopo aver recitato ma è stato un'impulso troppo forte a metà tra la vergogna e la curiosità. Certe cose davvero non me le ricordavo, altre sì. Commenti, apostrofi dimenticati, parole ripetute, esclamazioni inopportune. Sì, sono arrossita e più di una volta. Che vergogna! Certe cose avrei proprio voluto non scriverle o scriverle diversamente. Il desiderio di mettesi a correggere tutto c'era ma non l'ho fatto perchè cancellare ciò che ho scritto sarebbe come cancellare ciò che sono stata e non lo voglio. Per quanto imbarazzante anche questo blog con i suoi vecchi post è Marina e Marina non si cancella così, con un click, solo per vergogna o pudicizia.
Rileggersi è riviversi. E' come aprire un vecchio album di fotografie e ridere dei brutti capelli che si avevano o delle sopracciglia non depilate della prima adolescenza. Quindi, in fede a ciò che ho detto non ho cancellato nulla, ho soltanto rinnovato.
Ora la luna è diventata una medusa e i Kyoto Hospital sono diventati Shakespeare. Sì, sono decisamente cambiata. Però... sono voluta ritornare. Perchè questo è stato un bel nido, un bel posto, una polla divertente e fresca di idee e pensieri. Ero io e vorrei tornasse ad esserlo.
E mentre cambiavo, riassettavo, organizzavo, mi rileggevo, ancora e ancora. Una stretta al petto, la bocca aperta, lo stupore, un rossore. Ho sinceramente provato la curiosità di veder proiettata su quelle pagine viola quella che ero, attraverso gli occhi di quella che sono. Leggendomi mi sono ricordata della dolce attesa che vivevo prima di leggere le parole della Prof/Gaia/la capecchi, mi sono ricordata di quanto mi piaceva guardare quella luna e leggere quella frase dei Kyoto Hospital che mi pareva tanto profonda, mi sono ricordata dei battibecchi con igv, delle battute, dell'ansia per il concorso, di quella flebile ma elettrica energia che pervadeva quella parte della mia vita che era scrivermi, raccontarmi, espormi. Lo facevo con voglia, con cura, con incoerenza perchè prima dicevo una cosa e poi l'esatto contrario. Che buffa che ero nel raccontare le mie delusioni, le mie incazzature, le ingenue speranze e le convinte sfuriate da donna matura. Che buffa che ero con l miaa presunzione di sapere tutto della vita e di volerlo insegnare agli altri. Rido. Perchè questa ero e forse sono tutt'ora solo con qualche mese in più e una nuova lente che mi permette di vedere e vedermi sotto un altro aspetto, sotto un'altra luce.
Sono io? Mi chiedevo. Sì, sono io. Sono io perchè ora, mentre scrivo, provo lo stesso piacere, la stessa energia, rileggo allo stesso modo e mi sa che uso le virgole proprio come nove mesi fa.
Sì, ora mi riconosco.
15:06 Scritto da: marina.tad in Io, L'occhio, Pensieri e parole | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: ritorno, virgole, kyoto hospital, luna, shakespeare | OKNOtizie |
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28/05/2009
Teenage smiles to you
E' un po' che non mi scrivo. Sarà che non ne ho il tempo oppure che ho poco da scrivere oppure sarà che non trovavo le parole. Non so.
Ora qualcosa ce l'avrei da dire ma non ne ho voglia. Non ho voglia di far niente per me stessa.
Mi ritrovo circondata da centinaia di problemoni e problemini e ho sempre centinaia di consigli da dare, sorrisi da regalare, sicurezza da trasmettere. Devi chiarire, fai chiarezza, spiegati, digli, raccontagli, fagli sapere, falle sapere, dichiarati... e io? Da che pulpito. Fai chiarezza, dai una svolta a questa storia!, dico... mi faccio ridere. Qui l'unica che deve far chiarezza, ordine e prender delle decisioni sono io ma il tempo per me stessa non ce l'ho. ...O non voglio averlo? Non lo so. Ecco! Un'altra cosa che non so. Non so niente! Non so quello che voglio eppure è l'unica cosa che servirebbe sapere, il resto verrebbe da sè.
Quello che vedo mi lascia allibita. Ci sono svolte nella vita di chi mi circonda... e nella mia? Nulla. Non ci sono svolte. Cambiamenti dal peso infinitesimale... roba che nemmeno si può chiamare "cambiamento". Nulla di sostanziale. Nulla di rilevante. Sempre i soliti problemi che ormai non son più tali per quando sono obsoleti e ripetitivi. Ecco cos'è la mia vita: irrilevante. Che ci sia o che non ci sia, dove sta la differenza? La cosa non mi inquieta, a dire il vero, nè mi sconvolge. Non mi tocca e anzi, mi fa quasi piacere. Mi è toccata questa vita e la vivo con pacata mediocre arrendevolezza. Non cerco una vita eccezionale. Mi va bene la mia anche se non posso dire di esserne pienamente soddisfatta ma, daltronde, non faccio nulla per rendera briosa e divertente. Non ho mai cercato nulla di estremo, anzi. Preferisco la dolce e leggera nuvola della quotidianità. Niente esagerazioni. Niente cose strane. No excess. Mi sento una noiosa signora di mezza età. Vive in me dell'adolescenza solo il tumulto ormonale e qualche eccessiva (ecco l'unico eccesso della mia vita, forse?) pippa mentale. Sì, di quelle me ne faccio fin troppe. Tuttavia, ripeto, non mi lamento. Chiedo poco e credo di dare, a livello umano almeno, molto. Non mi sono mai aspettata troppo dagli altri perchè ho imparato da subito che le delusioni sono almeno il triplo delle soddisfazioni ma ancora una volta non mi lamento. Il mondo gira così e io mi adeguo; tanto il Mondo non posso cambiarlo. Disillusa? Forse. Ma ho avuto le mie fasi "il-Mondo-è-tutto-rose-e-fiori" e "tranquilli il Mondo lo cambio io!". Sì, son proprio una signora di mezza età; parlo come se avessi trascors tutte le esperienze necessarie per poter dire di aver vissuto (dopoguerra e '68 compreso, tanto per stare in tema mezz'età). Ma è proprio così che mi sento: credo di aver capito come gira il Mondo e di essermi arresa.
L'ultima recente delusione è stata quella di aver chiesto, una volta nella vita, che tutto il bene che ho dato mi venisse restituito almeno in una centesima parte. Non chiedevo un feedback del 100%. Mi bastava il 30%, forse anche il 20%. Non chiedevo tanto. Ma, come la parte più cinica e razionale di me sapeva, non è arrivato niente e quindi: 'fanculo a tutti. Mi era rimasta una piccola millesimale speranza che è andata e partita definitivamente.
Che rabbia. Da quand'è che sono così? Da quand'è che non faccio parte di qualcosa di grande, bello, pieno di vita? Dov'è finita la vita? Dove? Vorrei urlare ma anche questo è troppo per me, ora. Devo vivere la mia vita. Devo farlo con gioia. Quando ritorna, sennò? Non torna più.
Che cosa vivo dell'adolescenza, io? La scuola, l'età anagrafica, (di nuovo) i subbugli ormonali... e poi? Null'altro. Quanto vorrei tornare ai miei anni da adolescente... Oh che bella l'adolescenza! Che età meravigliosa... 'sto cazzo. L'adolescenza non è altro che il trionfo degli ormoni e riescono a spacciarcela per il momento più bello della nostra vita! Forse non la comprendo e non sento di farne parte perchè il mio viaggio non ha fatto tappa lì. Cioè... io sono passata direttamente dall'infanzia alla mezza età senza fermarmi in quel casino di stazione che è la teenage. Chi lo sa. Magari arriverà dopo. Magari mi accorgerò a cinquant'anni che mi ero scordata di far tappa a TennageWorld e tornerò indietro. Magari è troppo tardi. Magari... boh. Non riesco a trovarmi a mio agio, in questo mondo. Mi sento estranea.
E' incredibile, tuttavia, come riesca a nascondere questo enorme disagio (forse è meglio dire: questa colossale pippa mentale) a tutti. Sorrido, sono disponibile, "trasmetto sicurezza ed ottimismo" dice qualcuno. Mi sacrifico per gli altri, lo dico senza modestia, non sono egoista. Se devo scegliere tra una piccola personale soddisfazione e la felicità altrui scelgo la felicità altrui anche se dentro mi sento morire. Non voglio per nessun motivo far pesare i miei problemi agli altri e molto raramente chiedo di essere ascoltata perchè nessuno vuole ascoltare, tutti hanno bisogno di essere ascoltati. Ascolto, io. Ascolto tanto. I problemi di chiunque voglia raccontarmeli, di chiunque abbia bisogno di sfogarsi e do consigli, una carezza, un sorriso, una soluzione. Do quello che posso nel limite delle mie capacità e mi sento bene facendolo perchè posso rendere la vita di qualcun altro migliore. Magari di poco, magari solo per qualche minuto ma la rendo migliore e mi fa stare bene, soddisfata e un po' meno delusa di me stessa. Mi fa sentire l'eco del mio vecchio "tranquilli il Mondo lo cambio io!". Allora credevo davvero di poterlo fare, ora non più ma continuo a cercare di rendermi utile per le persone. Probabilmente lo faccio anche per non pensare ai miei, di problemi. Fuggo nei loro. Nella maggior parte dei casi riesco a risolverli o riesco a dar loro la chave per risolverseli. Mi sento bene dopo aver strappato un sorriso a qualcuno. Mi alimento un po' di quello... mi piace pensare che prima o poi, accumulando sorrisi, riuscirò a totalizzarne una quantità tale da sentirmi completamente in pace. Che utopia, eh?
14:45 Scritto da: marina.tad in Io, L'inutile riflessione, Pensieri e parole | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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30/03/2009
Archiviare
Le emozioni non si posso cancellare del tutto. Non d'improvviso, almeno... Forse il tempo riesce a smussarle a tal punto da renderle sabbia fine e invisibile, ma di certo non possiamo farle sparire di colpo. Resta solo da archiviare.
Ma non credevo che archiviare i sentimenti fosse così difficile.
Quando decido di archiviare qualcosa è per sempre. Altrimenti lascio sempre il "fascicolo" un po' aperto. Non impedisco mai a nulla di saltar fuori quando vuole fondamentalmente perchè non ho molto da lasciarmi per sempre alle spalle.
Ci sono volte, però, che sono così sfinita dai sentimenti che vorrei soltanto riuscire a dimenticarmene totalmente. Annullarli. Fare CANC.
Ma è impossibile. Tornerà sempre la voglia di provare ancora quelle splendide emozioni, oppure tornerà quel pazzo masochismo tipicamente femminile e con lui la stessa maledetta voglia di riprovarci, ritentare, immergersi di nuovo in quel dolcissimo veleno, miele amaro, pazza gioia e immenso dolore.
Archiviare è impossibile quando il sentimento è tanto grande; tanto forte. Tocca sopportarlo, temo... conviverci o lasciarsi annientare. E' il bivio. Sta a me decidere.
15:13 Scritto da: marina.tad in Affetti, L'inutile riflessione, Pensieri e parole | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: archiviare, sentimenti | OKNOtizie |
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